Descrizione
Credenze magiche, antiche feste, superstizioni e riti di una volta nei più significativi scritti etnografici dell’autrice sarda
A cura di Dolores Turchi
Questo volume raccoglie i migliori scritti etnografici di Grazia Deledda, nei quali rivive una civiltà agropastorale ormai scomparsa: la Sardegna di fine Ottocento, che conserva ancora intatto il carattere primitivo di un’antica terra regolata da leggi ferree e da consuetudini millenarie. Rivivono in queste pagine le antiche tradizioni, le credenze magiche, le superstizioni che fanno parte del bagaglio culturale di un popolo ancora lontano dalla tecnologia, i suoi momenti di gioia e di dolore, accompagnati da canti estemporanei che scandivano il tempo della festa e quello del lutto, le battorinas e gli attitidos. Riso e pianto di un popolo che esprimeva la sua saggezza e la sua filosofia attraverso la millenaria esperienza dei proverbi, che considerava i miti veri come la storia, altrettanto pronto a vendicarsi per le ingiustizie subite quanto a ricambiare generosamente il bene ricevuto. Un popolo che manifestava una religiosità rigida, delimitando con uno spartiacque preciso il bene e il male. L’incanto di una vita primitiva, allietata dalle feste campestri fatte di suoni e di colori, a contatto con una natura incontaminata, ove ogni rudere nascondeva un tesoro e ogni santuario aveva la sua leggenda.











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