Descrizione
Questo libro racconta, per la prima volta, attraverso lo studio di migliaia di pagine, conservate negli archivi spagnoli e sardi, la storia dei processi contro le streghe, esorcisti e cercatori di tesori, istruiti in Sardegna dal Tribunale dell’Inquisizione spagnola e dai singoli vescovi tra fine ‘400 e ‘700.
Alcuni di questi processi cinquecenteschi finirono con la condanna al rogo mentre l’isola registrerà, nei duecento anni successivi, una netta diminuzione degli imputati sottoposti al giudizio inquisitoriale.
Le accusate di stregoneria appartenevano a tutti i ceti sociali ed erano generalmente ben inserite nel tessuto delle rispettive comunità d’appartenenza, soprattutto quando esercitavano con successo l’arte di guaritrici.
Orge sessuali notturne, banchetti e inversioni dei valori della vita quotidiana popolano le confessioni delle imputate i cui racconti riempiono intere pagine dei verbali inquisitoriali. Le accuse aprono uno squarcio sulle rappresentazioni demoniache che svelano la cultura popolare e i suoi collegamenti con la cultura colta nei villaggi sardi di cinquecento anni fa: dalle invocazioni in lingua sarda alle pozioni miracolose, dai voli ai commerci sessuali con i diavoli, alle rivelazioni per trovare mitici tesori.











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