Colpi di scure e sensi di colpa

19,00

Autore: Fiorenzo Caterini
Editore: CARLO DELFINO
Collana: Ambiente ed Educazione Ambietale
Genere: Saggio
Specialità: sardegna
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Descrizione

Per molto tempo i sardi hanno creduto di vivere in una terra arida, una psecie di matrigna inospitale, battuta dai venti, priva di risorse naturali. Una terra che finiva per forgiare uomini orgogliosi e vendicativi, dediti alla pastorizia e al banditismo. In realtà questa iconografia è piuttosto recente, e contrasta nettamente con l’idea che della Sardegna si erano fatta gli anitchi. Un’isola mitica, florida, una sorta di terra promessa ricca di risorse, foreste, corsi d’acqua. Questa idea di Sardegna perdura fino ai viaggiatori dell’800, poi, improvvisamente, lascia il campo a quella descritta dal geografo francese Le Lannou negli anni ’30 del 900, che parlava di una sostanziale “mediocrità” della foresta sarda, una visione poi ampiamente ripresa e ripetuta, un po’ pedissequamamente, da tutti. Cosa era successo? Cos’è che aveva fatto mutare, nell’immaginario collettivo, la concezione stessa della terra sarda? Questo libro ripercorre gli anni del disboscamento della Sardegna grazie ad un lavoro interdisciplinare che vaglia i dati statistici, le testimonianze dell’epoca, i documenti, gli aspetti politici, economici, sociali e antropologici, i pareri degli esperti, in particolare dei botanici e dei naturalisti. Un disboscamento iniziato ai primi decenni dell’800, e proseguito per un secolo, con un picco d’intensità negli anni ’50. La Sardegna entra nell’800 ricca di boschi e ne esce trasformata, arida e povera. È stato calcolato che i boschi della Sardegna si siano ridotti di almento quattro quinti nel corso dell’800. Potenti forse economiche esterne hanno trasformato, anticipate da una pressante propaganda (la stagione delle riforme dell’800), un sistema sociale e antropologico tradizionale, mutando il rapporto che gli uomini avevano con l’ambiente circostante. Il bosco, strutturato sistema simbolico e fonte perenne di sussistenza, si trasformò in un mero valore monetario, una sorta di giacimento di legname da consumare e trasformare in valuta. Da allora cambierà tutto, l’isola disboscata si avvierà ad accogliere la mocoltura ovina, funzionale al mercato mondiale, come una colonia qualunque. Una triste continuità storica, caratterizzata dallo sfruttamento delle risorse naturali, a partire dai punici e dai romani, passando per gli spagnoli, per giungere fino al consumo del territorio di oggi, alle lottizzazioni urbanistiche costiere, all’industria pesante e inquinante, alle servitù militari, allo smaltimento dei rifiuti tossici. Ancora oggi, specie nelle aree del terzo mondo, possiamo osservare un analogo sistema di sfruttamento delle foreste, che stravolge la vita delle popolazioni locali introducendo, infine, coltivazioni di tipo monocolturale. La storia si ripete, in Sardegna e altrove.

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